Il piacere di ritrovare Paola, una carissima amica con la quale non ho più avuto la possibilità di parlarci da molto tempo, ha consentito il riaffiorare di un aneddoto che riguarda il mio ingresso nella scuola media. Un flashback apparso improvvisamente, come quelle scene sfumate che nei film connotano un avvenimento passato o un sogno del protagonista.
L’avvento di nuove materie a me sconosciute: educazione tecnica ed educazione artistica. Quest’ultima mi è rimasta impressa per un episodio in particolare.
Entra la prof di artistica (così chiamavamo sbrigativamente la materia…un pò come accadeva per educazione fisica che noi erroneamente definivamo “FISICA” che poi è tutt’altra roba..), si presenta e come primo esercizio conoscitivo da fare in classe ci propone di disegnare un paesaggio.
“Wow!” dico tra me e me, alle scuole elementari lo disegnavo sempre e sono bravissimo! Nico, vedrai, la prof avrà una bella opinione di te!
Entusiasta della possibilità di mostrare il meglio di me, prendo matita e colori e su un foglio A4 della Fabriano, inizio il disegno di qualcosa che subito dopo sarebbe stato smontato inesorabilmente.
Il mio paesaggio era bellissimo! Riproduceva quasi l’immagine delle brioches del Mulino Bianco con l’unica differenza che c’era una semplice casa senza mulino, degli alberi, prato, fiori, nuvolette ed un sole sgargiante e luminoso che propagava raggi su tutto il mondo! Il mio sole aveva persino un volto! sorrideva! Ma dove si è visto mai un sole che sorride ed una luna che ammicca?
Che presuntuoso che ero…che cazzo ne sapevo io se il Sole ne avesse piene le scatole di sorgere e tramontare ogni santo giorno senza contratto a tempo indeterminato? E se Dio lo avesse assunto in nero?
Ad ogni modo, il mio Sole era libero e felice di vivacizzare ogni colore con i suoi raggi infiniti e caldi. Avevo deciso così perchè era sempre stato così.
Fiero della mia opera Picassiana, porto il mio disegno dalla professoressa:
- “Psorè” (abbreviativo barese di professoressa..è troppo lungo per noi pronuciare P R O F E S S S S OREEEEE S SAAAAA…forse riesce meglio ai veneti) “come sta?”
Lei:“oddio! beh, è carino ma…questa cosa cos’è?” (e con il ditocon smalto rosso fuoco sulla sua unghia, indicava il mio adorato Sole..cioè, capite? il mio splendido Sole è stato definito banalmente una COSA!)
Resto interdetto e stupito dico: “come cos’è? è un sole!” (ma è scema che non lo vede? è chiaramente un Sole! cos’altro poteva essere…un SUPERSANTOS in orbita nel sistema solare?)
Lei sorridente mi rispose: “e cosa sono queste COSE (aridaje..) attaccate a questo Sole?”
Io: “i raggi!”
Lei: “Raggi? A me sai cosa sembra? UN SOLE COI PELI!” (mi sembrava Sgarbi al femminile)
Io: -.-” (ero un bambino distrutto.)
Lei: “ma scusami, dove si è mai visto un Sole coi peli? Chi finora ti ha fatto fare questo, ti ha suggerito una cosa sbagliata.”
Si, aveva proprio deciso di farsi odiare. Il mio rapporto con la “psorè” era già bello e compromesso. Aveva distrutto un mondo, il mio adorato paesaggio, e aveva umiliato il mio povero Sole sorridente reo di non essersi depilato!
Ancora Lei:” Ti faccio capire meglio. Hai mai provato a guardare il Sole con degli opportuni occhiali da sole protettivi?
Io: “Si!”
Lei: “Bene. E sei mai riuscito a vedere il suo volto?”
Io: “Beh no..ma l’ho sempre immaginato..”
Lei: “L’immaginazione è alla base della creatività ma io non ti ho chiesto di disegnarmi un paesaggio immaginario, ma un paesaggio reale. Ti faccio un’altra domanda. Sei riuscito anche a vedere i suoi raggi?”
Io: “si! siii! li ho visti e sono gialli!” (ero convintissimo! l’avevo visti coi miei occhi!)
Lei: “quello che hia visto non è altro che il riflesso deii raggi ultravioletti del Sole (dall’arte alla scienza…oibò!) sulle lenti dei tuoi occhiali da sole, ma i raggi sono invisibili..”
Io: “ma non è vero! quando ci sono le nuvole, a volte i raggi spingono per arrivare sulla Terra! Io li ho visti!” (non accettavo l’idea di essere un visionario ad 11 anni!)
Lei: “hai ragione, ma quello fa sempre parte dello spettro. I raggi del Sole attraversano le goccioline d’acqua presenti nell’atmosfera e queste fungono da prisma. Per questo a volte vedi che i raggi sono colorati”
Io(tra me e me): “allucinante..ed io che la facevo facile”
Lei:”per questo quando disegnerai il Sole, ti basta solo disegnare una palla gialla e niente più.”
Io: “e se voglio disegnare la Luna devo lasciare un cerchio bianco in un cielo blu?”
Lei: “Bravissimo. Sapevo che sei intelligente, lo si vede dallo sguardo vispo che hai. Torna a posto e portami un Sole reale. Il suo sorriso tienilo sempre nel cuore però”
Io: “va bene professoressa
))” (lo avevo pronunciato tutto perchè ero felicissimo di aver scoperto una
cosa così nuova e complessa!)
Mi aveva apparentemente distrutto un mondo ma su quelle macerie, aveva costruito una realtà ancora più bella, più difficile e più complessa. Da quel giorno il mio Sole faceva invidia ai culturisti. Non aveva peli, non sorrideva ma era sempre lì, alto, luminoso e secondo me felicissimo di dettare legge ai colori ed all’umore degli esseri umani!
Contratto a progetto? Secondo me il Sole è un impiegato Statale. E chi lo smuove più da lì!












In passato, 50 anni fa circa,nel giorno del 23 aprile dedicato a San Giorgio, si teneva una piccola festa in una chiesetta rurale, ormai sconsacrata e destinata a deposito per attrezzi agricoli, situata all’inizio della strada per contrada Pozzovivo. San Giorgio, Patrono della nostra cittadina prima della Madonna Addolorata, era portato in processione dalla campagna in paese per poi riportarlo nella chiesetta rurale, sua fissa residenza. L’omonima Confraternita, dedicava al Santo una festa con fuochi pirotecnici e la Sagra della lattuga che sicuramente i più anziani ricorderanno. Perchè la lattuga? Attorno alla chiesetta del Santo c’erano un sacco di campi in cui l’ortaggio veniva coltivato e per questo motivo si diede a San Giorgio il nomignolo di “santo delle lattughe”. I devoti, in occasione della festa si recavano presso la chiesetta di San Giorgio. Oggi di questa festa è rimasta solo la Fiera, e la statua del Santo a cavallo ritrovata nella cappelletta di San Giacomo e portata in processione dopo il restauro qualche anno fa, con la speranza di riportare in auge l’antica festa. Questo tentativo di recuperare le tradizioni legate a San Giorgio fu bruscamente interrotto per motivi a noi sconosciuti. Dal Vaticano fu persino messa in dubbio la reale esistenza del Santo, cui si attribuisce il valore di una leggenda. La statua è visibile all’interno della parrocchia della SS. Trinità sulla via per Rutigliano.





