CARD. TETTAMANZI: Parole cristiane.

- «Anche la Chiesa sa – scrive ad un certo punto Tettamanzi – che in certi casi non solo è lecito ma può essere addirittura inevitabile prendere la decisione di una separazione: per difendere la dignità delle persone, per evitare traumi più profondi, per custodire la grandezza del matrimonio, che non può trasformarsi in un’insostenibile trafila di reciproche asprezze».

- «Voglio raccomandare a tutti i genitori separati di non rendere la vita dei loro figli più difficile, privandoli della presenza e della giusta stima dell’altro genitore e delle famiglie di origine»

- è per obbedienza alla parola di Gesù («il legame sponsale tra un uomo e una donna è indissolubile>) che la Chiesa «ritiene impossibile la celebrazione sacramentale di un secondo matrimonio dopo che è stato interrotto il primo legame sponsale» così come è impossibile «accedere alla comunione eucaristica». Ma «la norma della Chiesa non esprime un giudizio sul valore affettivo e sulla qualità della relazione che unisce i divorziati risposati. Il fatto che spesso queste relazioni siano vissute con senso di responsabilità e con amore nella coppia e verso i figli è una realtà che non sfugge alla Chiesa e ai suoi pastori»

Parole di comprensione e non di condanna ferma e insindacabile (a cui il Papa Benedetto XVI ci ha abituati) di un fenomeno sociale complesso e diffuso, quelle del Cardinale Tettamanzi. Nel suo discorso c’è tutta la volontà di CAPIRE la sofferenza che scaturisce dalla fine di un matrimonio. Certo, per molti è una liberazione, ma il senso di fallimento di un matrimonio e l’iniziare una via completamente nuova a diversa non è poi tanto facile da affrontare. Il divorzio, così come l’aborto, sono momenti difficili per la persona, che non hanno bisogno di carichi ulteriori dati dai sensi di colpa (moratorie sull’aborto, aborto come omicidio, divorzio come attentato al matrimonio, divorzio come processo egoistico a danno dei figli ecc..) tanto cari al giustificazionismo di certe associazioni ultracattoliche di certi laici convertiti a Comunione e Liberazione come Giuliano Ferrara. C’è bisogno di comprensione e di sostegno per queste persone. Il divorzio come l’aborto sono strumenti di libera scelta (chi vuole ricorrere può farlo, chi reputa sbagliate entrambe le cose può non ricorrervi) che possono certamente combattere la diffusione massiccia di gravidanze non previste e di matrimoni nati dall’oggi al domani.

C’è bisogno di responsabilizzare le persone sulla “libera scelta”. Uno Stato Laico ha il dovere di garantire questo strumento importante per i cittadini. Dal canto loro, i cattolici, se credono che tutto questo sia sbagliato, possono sempre e comunque continuare a fare figli ed eventualmente pregare affinchè possano sopportare il loro partner finchè morte non li separi. Nessuno vuole impedirlo. Loro, però, vogliono impedire l’uso dell’aborto LEGALE e del divorzio.

Le parole di Tettamanzi sono di completo dialogo. Quelle di Bagnasco vanno nella direzione opposta e premono ancora sulla polemica de La Sapienza per accendere ulteriori polemiche ed alzare steccati.

Due Chiese a confronto. Io preferisco la linea Tettamanzi-Martini.

4 Risposte

  1. Ho conosciuto Tettamanzi quando era Vescovo a Loreto (io sono di Macerata). Vi voglio raccontare come: io lavoro presso una importante televisione regionale come regista. Un bel giorno dovevamo registrare in studio un’intervista esclusiva con lui all’indomani della pubblicazione di un suo libro sulla figura di Maria, la Madonna. L’appuntamento era previsto per le 15,15. Non avevamo più auto disponibili nel nostro parco-macchine perché le troupes esterne non erano rientrate. I miei colleghi mi chiedono allora di andare a prendere l’allora vescovo con la mia auto. Essendo distante neanche 3 km, accetto senza problemi. Arrivo in una Loreto deserta, la bellissima piazza del Santuario (e dell’Arcivescovado) perfettamente deserta. La mia fiammante Ka gialla a metano (!) faceva un figurone nel vuoto del sagrato. Suono all’Arcivescovado. Un’indaffaratissima suora di origine pakistana mi accoglie pregandomi di attendere Sua Eccellenza. Che arriva. Niente baciamani, mi guardò fisso con un gran sorriso, una calorosissima stretta di mano e l’avviso che entro le 17 doveva essere di rientro. Congeda subito la suora che lo tediava ricordandogli appuntamenti e affibbiandogli raccomandazioni a iosa; poi mi fa: “Dov’è la sua macchina?”, “Qua sotto, Eccellenza – rispondo io mostrandola con un dito. I suoi occhi si illuminarono. Mi guardò e mi disse: “Ma che bella! Gialla brillante, magnifica! Verrò ancor più volentieri!”. Scendemmo le scale e facemmo quel breve tragitto chiacchierando amabilmente di quando girava in 500, del suo libro, della trasmissione, della sua esperienza a Loreto. Sentii a pelle che si trattava di una persona aperta, empatica.
    Certo, non si può definire un ultra-progressista, ma senz’altro rappresenta una Chiesa ben diversa da quella che impera oggi. Si mormora che sarà il nuovo Pontefice dopo Ratzinger… Mah, vedremo.
    Intanto due notizie, una buona e l’altra cattiva: quella cattiva, il perfido Bertone ha approfittato subito della crisi di governo per infierire sull’Italia e per imporre l’agenda politica del prossimo governo reiterando la bugia secondo la quale il Papa sarebbe stato sconsigliato ad andare alla Sapienza. Il Governo italiano gli ha risposto (finalmente!) per le rime. Quella buona: secondo un sondaggio Eurispes per la prima volta dal dopoguerra in Italia una percentuale inferiore al 50% si fida della Chiesa Cattolica con un arretramento di ben 10 punti rispetto all’anno passato. Andate sul sito della Repubblica a visionare i dati… Chi semina vento, raccoglie tempesta.

  2. Scusate: una imprecisione. Il perfido cardinale di turno non è Bertone bensì Bagnasco (se non è zuppa…).
    Il link della notizia Eurispes: http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/politica/eurispes-istituzioni/eurispes-istituzioni/eurispes-istituzioni.html

  3. CHIEDO VENIA! L’episodio che ho riferito NON si riferisce a Mons. Tettamanzi (che è stato a lungo vescovo di ANCONA e non di Loreto!) ma a Mons. Angelo COMASTRI, anch’egli tra i “papabili” post-Ratzinger.
    Confermo comunque che anche Tettamanzi si era distinto all’epoca per posizioni di una certa apertura, sicuramente non reazionarie come quelle delle attuali gerarchie.
    Mi scuso nuovamente per l’imprecisione confermando che anch’io sto dalla parte di Martini.

  4. Luca, bella esperienza davvero! Ho sentito parlare anch’io della figura di Comastri. Le gerarchie avevano bisogno di Ratzinger per aumentare il loro potere ma non si stanno rendendo conto di quanto stanno raccogliendo, da chi si circondano soprattutto. Stesso discorso vale per chi li appoggia incondizionatamente: un giorno dovranno spiegare ai nostri successori come hanno fatto ad appoggiare tanta politica retrograda e reazionaria.

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