- “Farò di tutto per renderti felice”
- “…and I miss you, like the desert miss the rain..”
- “Farò di tutto per renderti felice”
- “…and I miss you, like the desert miss the rain..”
tratto da Nazirock.
In questi giorni sto preparando l’esame di Psicologia dei gruppi. Nel paragrafo inerente allo sviluppo del gruppo ho trovato un’interessante analogia tra la situazione italiana e il modello dello sviluppo gruppale descritto da Worchel nel 1991-1992. Il modello prevede 6 fasi specifiche:
1) Periodo del malcontento: condizione preliminare per il formarsi di un nuovo gruppo sulla base di uno precedentemente esistente, nel quale alcuni membri cominciano ad essere delusi ed apatici, senza volontà di partecipazione, come se il gruppo avesse esaurito tutta la capacità di essere propositivo. Ciò accade spesso nei gruppi i cui membri non vedono prospettive per il futuro.
2) L’evento precipitante: gli individui che formeranno un nuovo gruppo, si differenziano dai membri centrali del gruppo precedente. Può trattarsi di un evento pubblico (ad esempio un fatto su cui il proprio partito politico reagisce in modo ambiguo), dall’espulsione di alcuni membri dal gruppo, dall’adozione da parte del gruppo di un nuovo statuto ecc. Gli eventi precipitanti danno ai membri la speranza di poter apportare cambiamenti attraverso un’azione comune
3) L’identificazione di gruppo: Il nuovo gruppo ricerca la propria identità, si differenzia dagli altri gruppi, forma una struttura interna composta da una leadership in genere centralizzata, da norme e valori, da ruoli differenziati. I nuovi membri sono molto coinvolti ed effervescenti, enfatizzano la somiglianza fra i membri dell’ingroup e l’eterogeneità con i membri dell’outgroups, lavorano più in gruppo che da soli, cercano di legittimare il proprio gruppo anche esplorando le proprie radici storiche. In questa fase il gruppo è piuttosto CHIUSO, in quanto è interessato a stabilire i propri confini, quindi non accetta volentieri i nuovi arrivati, RICHIEDE CONFORMISMO E RIFIUTA IL DISSENSO, è piuttosto rigido nella difesa dei propri principi.
4) La produttività del gruppo: il gruppo ha già una sua identità e si volge alla definizione degli obiettivi da raggiungere: valuta i membri in base alle proprie competenze e la leadership viene assegnata in base alle abilità mostrate. L’eccitazione della fase 3 si calma e passa ad un esame realistico delle risorse del gruppo, volgendo attenzione anche ad altri gruppi e accettando nuovi membri allo scopo di allargare la base delle abilità necessarie per raggiungere gli obiettivi. SI EVITANO I CONFLITTI PERCHE’ IL FOCUS PRIORITARIO E’ SUGLI OBIETTIVI DI LAVORO.
5) L’individuazione: L’interesse si sposta sugli individui poichè gli stessi membri si chiedono quanto il gruppo sia per essi soddisfacente, quanto i loro sforzi ottengano un riconoscimento sociale e quanto altri gruppi potrebbero soddisfare meglio i loro bisogni. In questa fase è osservata la diminuzione degli sforzi individuali nerlla produttività di gruppo e una buona accoglienza dei nuovi membri per avere nuove risorse e nuovi punti di vista alternativi. I membri iniziano a percepirsi come eterogenei tra loro (a differenza della fase 3) ed esplorano la possibilità di ritirarsi dal gruppo e di accedere ad altri.
6) IL DECLINO: Il valore del gruppo viene messo in discussione., viene criticata la direzione interna, si accendono competizioni fra membri e fra sottogruppi, si sottolineano i fallimenti del gruppo, VENGONO IDENTIFICATI CAPRI ESPIATORI, si diffonde l’inerzia sociale (demotivazione a lavorare attivamente per il gruppo). Questo stadio è nuovamente dominato dall’eccitazione, per quanto ben diversa dalla fase 3, perchè la tonalità affettiva è ora QUELLA DELLA COLLERA. Vengono create le condizioni per la fase dello scontento nel quale gli individui non hanno più motivazioni nello stare in gruppo e possono lasciarsi andare anche a comportamenti VIOLENTI.
Continuo a discutere animatamente con chi sottovaluta il peso delle parole dette in un contesto sociopolitico. Se in una discussione tra amici bisogna “stare attenti a quello che si dice” per evitare di mancare di rispetto all’altro, immaginate quali effetti possano avere le parole di sedicenti politici che anzichè prendersi la responsabilità di fare un “mea culpa” sugli effetti della loro completa inefficienza e sulla rincorsa alla tutela della casta con continui aumenti di privilegi, trovano il modo di distrarre le masse attraverso i capri espiatori. E così, improvvisamente “i gay attentano all’integrità della famiglia tradizionale” quando invece nessun governo è mai riuscito a fare delle politiche a sostegno delle famiglie dando posti di lavoro, abbassando i prezzi di affitti e case, costruendo più alloggi popolari, mettendo un sonoro FRENO all’anarchica lobby edilizia che in Italia ha trovato il paradiso terrestre, aumentare gli asili nido, offrire maggiori fondi alla scuola pubblica alla sanità pubblica, favorire le liberalizzazioni di alcune attività per abbattere i costi di alcuni servizi (tipo benzinai, tassisti ecc…).
Ecco, pur di non ammettere tutto ciò, la politica trova il Gesù Cristo della situazione. E così, i “diversi” vengono portati davanti a Ponzio Pilato chiedendogli di crocifiggerli. Non si trovano colpe specifiche in questi diversi, ma la massa vuole vedere il sangue, la soddisfazione di vedere crocifissi degli innocenti per tranquillizzare la coscienza, per convincersi che sono i diversi (le minoranze) ad essere il vero problema del loro paese. E allora davanti alle parole di alcuni leghisti che inneggiano alle “pulizie etniche per i culattoni”, allo smembramento di quei “mercatini della porcheria di questi negracci”, al mantenimento del “decoro del salottino della città togliendo quelle sporche trans che si prostituiscono” (mentre le donne possono restare), “che gli omosessuali non devono assolutamente avere l’opportunità di insegnare a scuola” (parole dell’attuale Presidente della Camera Gianfranco Fini), “che gli omosessuali devono incularsi a casa loro senza pretendere diritti per le loro perversioni”, qualcuno continua a sorridere davanti a certe esternazioni e a sottovalutare l’effetto che alcune parole possono avere a livello nazionale.
Cosa hanno prodotto queste schifose affermazioni?
- Le ronde contro ROM a Napoli
- le ronde contro i transessuali a Roma (perchè commettono “atti impuri”…. cit.)
- sempre a Roma un gruppo di 10 neonazisti hanno assalito alcuni locali del quartiere Pigneto (notoriamente chiamato Afghanistan per la presenza di moltissimi immigrati) ed hanno distrutto alcuni negozi con spranghe di legno e hanno aggredito, pestandolo di botte, un immigrato del Bangladesh che lavorava tranquillamente nella sua attività. I neonazisti, mentre spaccavano tutto gridavano “maledetti negri dovete sparire dall’Italia”
- sempre a Roma è stato ucciso un transessuale
La piaga delle ronde continua ad essere inarrestabile. Il clima d’odio fomentato anche dalle tv e da alcuni sedicenti giornali, si scaglia anche contro le proteste dei cittadini contro l’apertura di pericolose discariche a pochi passi dai nuclei abitativi. Il paradosso è che in un clima di “emergenza”, viene giustificata la violenza dei manganelli e dell’esercito e vengono condannate le persone che protestano.
A nessuno viene in mente di capire le motivazioni di tali proteste? Certo, c’è anche il NIMBY che spesso è frutto di egoismi diffusi, ma quelle famiglie che sono per strada, posseggono casi di tumori nelle loro famiglie provocate proprio da quelle discariche che vorrebbero riaprire. Dallo Stato pretendono di essere ascoltati per trovare assieme una soluzione e invece, nel nostro paese, si fanno tante tavole rotonde con Confindustria e Sindacati, e nessuno è capace di organizzare tavole rotonde con i cittadini e la loro disperazione. Non le organizza nessuno perchè nessuno intende ascoltare, perchè sanno che davanti a tanta sofferenza quelle discariche non le aprirebbero.
Tutti gridano “Lo Stato sta facendo bene!” (come se quei manganelli stessero picchiando un gruppo di ultras in sommossa per una stupida partita di calcio…) e nessuno pensa che quella gente chiede allo Stato delle RISPOSTE sul proprio diritto alla salute, sul loro futuro e su quello dei propri figli.
Ripeto, quei manganelli e quell’esercito, rappresentano la debolezza di uno Stato e non la sua forza. Rappresentano l’incapacità di agire assieme ai propri cittadini che vengono interpellati soltanto durante le elezioni chiedendo magari il voto proprio su questi argomenti. Eppure in Campania pare abbia vinto il centrodestra. Se gli abitanti di Chiaiano avessero previsto l’atteggiamento del Governo Berlusconi, non credo l’avrebbero votato (e sicuramente lo hanno fatto).
Eppure mi sarebbe piaciuto che davanti ad un’emergenza simile, tutte le Regioni mostrassero massima collaborazione nell’aiutare i cittadini di Napoli dividendosi quella monnezza. Il federalismo in Italia esiste già, è il “federalismo dei campanilismi” che divide una nazione in tante sottoculture dell’egoismo. Manca il senso di coesione nazionale perchè qualcuno ha lavorato fortemente sulle contrapposizioni tra Nord e Sud (il sud degli sciacalli, dei parassiti, dei mafiosi ecc…) e questi sono i risultati. Napoli è lasciata sola a sè stessa. Nemmeno le altre province vogliono aiutarla.
Intanto la camorra sta brindando all’apertura di ricchissimi inceneritori. Cosa significa? Affari milionari.
Grazie al cielo, dalla politica arrivano parole DIVERSE e realmente DEMOCRATICHE!
- S’intraprende la strada del nucleare quando in Europa lo stanno abbandonando per affidarsi allo sviluppo delle fonti rinnovabili.
- che in Italia si parla degli inceneritori come risoluzione al “problema rifiuti” quando la VERA risoluzione sarebbe la raccolta differenziata fatta come si deve. C’è una piccola differenza tra la scelta degli inceneritori e la raccolta differenziata. Un inceneritore viene a costare 72.000.000 (!!!!!) euro, mentre la raccolta differenziata costa ovviamente molto ma molto meno e fornisce nuovi posti di lavoro. L’imprenditore senza scrupoli ovviamente mira all’inceneritore in barba alla salute dei cittadini. E chi mi dice che questi imprenditori non siano manovrati dal mafioso di turno? Secondo il libro “Gomorra” di Saviano, la mafia si è estesa in tutta Europa controllando attività “legali” (sulla carta) ed è presente laddove c’è un fortissimo giro di denaro. Appalti ed azioni in borsa. La mafia ha investito nelle azioni per la ricostruzione delle Twin Towers (Torri Gemelle) a New York.
- che la maggior parte dei Tg nazionali è piegata al potere di turno non raccontando più la realtà e la cronaca di un paese in nome del “servizio al cittadino”. Ora l’informazione è il bollettino politico del potente di turno. Mistifica la realtà attraverso immagini e parole usate ad hoc per manovrare le menti di chi crede che “se viene detto in tv, vuol dire che è vero” (e ce ne sono troppi).
- che le legittime proteste dei cittadini di Chiaiano contro l’apertura di discariche nocive alla salute dei cittadini, sono definite egoiste e “terroristiche” e vengono sedate a colpi di manganelli ed esercito.
- che il fascismo in Italia non è ancora stato estirpato completamente perchè altrimenti le ronde contro i Rom e i transessuali non si spiegherebbero. Mi chiedo perchè queste ronde non sono mai state fatte contro i camorristi di cui si conosce abitazione, famiglia e luoghi di ritrovo.
- che Confindustria sta prendendo il controllo sui lavoratori italiani annunciando una “stagione di rinascita” dove a farla da padroni saranno le modifiche pesanti al contratto nazionale ed allo statuto dei lavoratori(con il silenzio inaccettabile dei sindacati ormai privi di capacità critica).
- che si è “cattolici a convenienza” soprattutto quando ci si deve scagliare contro gli omosessuali. E pensare che gli stessi baciapile del Papa non si sono preoccupati minimamente della loro coscienza cattolica quando sono iniziati gli iter per inserire il “reato di clandestinità” nel nuovo pacchetto “sicurezza”.
Ricopio un commento scritto sul blog di Francesco in merito alla discussione sul nucleare:
perchè non riesco più a guardare un tg? Ho continui conati di vomito. Ho appena visto la prima notizia del tg2 che parla della protesta a Chiaiano. Il tg2 di Mauro Mazza (prossimo direttore del tg1), ha parlato della protesta definendola come “scaturita da un gruppuscolo di persone in netta minoranza ed è stato arrestato il fomentatore della protesta: UN ESPONENTE DEI CENTRI SOCIALI”.
A qualcuno non è chiaro, ma l’informazione manipolata e piegata al potere di turno non è certo un segnale positivo per le democrazie. I Tg si stanno schifosamente allineando alla criminalizzazione di chi è considerato violento tout-cour: immigrati ed esponenti dei centri sociali.
Hanno fatto apparire la protesta come il frutto di un qualunquissimo NIMBY quando invece in alcune sparute trasmissioni televisive, i cittadini di quelle zone hanno manifestato la loro contrarietà spiegando in toni incazzati ma civili, gli effetti catastrofici di queste discariche sulla salute degli abitanti della zona. Il tasso tumorale è aumentato del 20%. Aumento esponenziale che molto probabilmente vedrà cambiare quella cifra.
A qualcuno piace uno Stato coi manganelli, che seda le proteste dei cittadini (non parliamo di boiate ultras) con la forza repressiva, ma questa “soluzione” da bacchetta magica l’avrebbe saputa prendere chiunque: ci vuole molto per prendere manganelli ed esercito ed eliminare con la forza le proteste? No, veramente poco. Serve una mentalità di Stato repressore e quindi FASCISTA.
Si, FASCISTA. E chi è d’accordo con i metodi repressivi di uno Stato è altrettanto FASCISTA. Perchè lo Stato non è una cosa a sè stante, lo Stato è la rappresentazione politica di una nazione che ha il dovere di tutelare i cittadini, ascoltarli, prendere decisioni assieme a loro.
Il problema è questo: Napoli e il Sud sono ottime zone di casting per la mafia, perchè lo Stato è ASSENTE. Assente in tutto, soprattutto quando “reprime”.
Se io abito vicino a quello che sarà la nuova discarica, e so per certo grazie a referti medici che la zona è molto pericolosa e quindi non adatta allo smaltimento di rifiuti, scendo in piazza a protestare assieme alla mia famiglia perchè voglio proteggerla da questa ipotesi. Se io protesto per difendere il mio DIRITTO ALLA SALUTE ed arriva uno Stato che mi prende a manganellate e devo sentirmi definire dai Tg come un terrorista ed una testa di cazzo che non vuole la discarica vicino casa sua perchè prevale la “politica dei no”, io sento l’assenza dello Stato. La sento perchè lo Stato non tiene conto delle mie paure, non tiene conto della mia disperazione, non tiene conto della mia protesta.
In condizioni simili, laddove lo Stato continua imperterrito nella sua azione perchè magari crede di dimostrare “autorevolezza”, quando invece è autoritarismo, per motivi elettorali e di “immagine”, la mafia assolve nuove reclute in nome dell’anti-Stato facendo leva sulla paura e sull’odio verso quello Stato che vuole ammazzarmi.
Guardatevi Gomorra al cinema.
La mia passione per la danza è nata vedendo questo film (Flashdance) ed ascoltando soprattutto “She’s a Maniac” di Michael Sembello. Erano i bellissimi anni 80, anni di sogni, speranze, di esplosioni e trasgressioni. Anni in cui dalle nostre parti vigeva il pregiudizio che la danza fosse soltanto qualcosa per “femminucce” e dove i maschietti che decidevano di cimentarsi nella difficile disciplina, dovevano subire l’appellativo di “finocchio”. Non ebbi il coraggio di dire alla mia famiglia che avevo voglia di ballare. Tralasciavo questa mia indole a qualche isolato balletto nella mia cameretta sulle canzoni più in voga del momento. Intanto m’iscrissi ai pulcini della scuola di calcetto. Ci giocavano tutti i miei amici di classe e a me piaceva giocare con loro. Avevo la maglia numero 14, giocavo come difensore nel Mola. All’epoca ricordo che come allenatore avevo Mister Fontana (padre di Vincenzo) e come vice allenatori avevo Vito Passeri e il bravissimo Nicola Pellegrini (il cui figlio Antonio giocava assieme a me nel ruolo di attaccante).
Il calcio mi piaceva sempre di più, ma detestavo il ruolo di difensore. Non era adatto a me. Avevo voglia di correre, scartare l’avversario e tirare con tutta la mia forza quel pallone dentro la porta avversaria. Cazzo, quanto scarica un bel tiro in porta!
Passa un bel pò di tempo. La danza sembra quasi essere scomparsa dai miei pensieri. Mi stavo convincendo persino io che non era cosa per maschietti. Mi iscrissi a pallavolo. Era l’anno in cui la nazionale italiana di pallavolo vinceva il mondiale assieme ai famosissimi Giani, Zorzi, Tofoli ecc…Avevo 12 anni, il Mola proliferava di ragazzini vogliosi di sport. Nessuno di noi aveva un ruolo predefinito nella squadra. Mister Gammino ci valutava attentamente e sceglieva con accuratezza le singole inclinazioni. I più alti finivano nel ruolo di “centrale” adatto maggiormente alla loro statura fisica mentre gli altri si dividevano a rotazione il resto dei ruoli. Un giorno il Mister ci riunì tutti e disse:” Ragazzi, qui abbiamo bisogno di volontari che si prendano la responsabilità di ricoprire il ruolo di PALLEGGIATORI. Se non ci sono questi presupposti, possiamo dire di non avere una squadra e possiamo tornarcene tutti a casa.“
No! (pensai), io voglio giocare! Mi feci avanti come un deficiente. (assieme a me si fecero avanti altri due ragazzi). Da quel giorno, il ruolo di palleggiatore mi si cucì addosso assieme al mio numero 6 dietro la maglietta. Ma io non volevo palleggiare, volevo schiacciare perchè sapevo farlo, perchè sapevo saltare… A scuola facevo brillantemente lo schiacciatore, la mia classe arrivava sempre in finale, mentre nel Mola dovevo palleggiare per forza. Mi impegnai sonoramente nell’allenamento sulle gambe per avere sempre più elevazione e così, a volte, riuscivo ad entrare come schiacciatore dell’ala sinistra o come opposto al palleggiatore (ruolo che consente comunque di schiacciare quando il palleggiatore è in seconda linea e deve penetrare al centro quando deve alzare la palla). La pallavolo mi ha lasciato dei ricordi bellissimi, è stata un’esperienza formativa utilissima, mi ha insegnato la corettezza, lo spirito di sacrificio, la collaborazione tra gli amici e tra le persone in generale al fine di perseguire il medesimo obiettivo.
La decisione di abbandonare la pallavolo è avvenuta dopo i 18 anni quando entrai in piena polemica con un allenatore che preferiva persone più alte di me (perchè la pallavolo non è fatta per i tappi, diceva lui). Mise al mio posto di titolare un nuovo ragazzo, che aveva un bel tocco di palleggio ma era molto impreciso. I miei amici con i quali avevo trascorso 6 anni di campionato, si erano abituati alle mie “alzate” e iniziavano a sentirsi insicuri nello schiacciare le palle. Le partite iniziavano sempre molto male ed io dovevo sempre entrare al terzo set, in extremis, quando ormai mi ero raffreddato, a cercare di salvare la situazione. A volte mi riusciva, altre volte sinceramente no. Mi sentivo una ruota di scorta, il jolly da giocare come ultima chance. Soffrivo molto non tanto per narcisismo personale ma perchè volevo giocare, perchè 6 anni di sacrifici e duri allenamenti mi avevano dato tanto, quello che mi bastava per superare l’ostacolo dell’altezza.
Nel frattempo, a scuola, come ogni anno verso Natale, si organizzava uno spettacolo con commedie e coreografie. Decisi di partecipare non solo come attore ma anche come ballerino. Quell’anno venne coinvolto un insegnante di danza con lo scopo di coordinarci e di creare una coreografia alternativa agli anni precedenti dove a farla da padrona non era la danza ma, LO STEP (il Convento passava quello).
Assieme a me, ballava il mitico Alessio Attanasio (che ora danza nell’accademia di danza a Milano e va in giro per l’Europa con la sua compagnia) attraverso il quale ho iniziato le prime lezioni di danza. Dicevano che fossi molto portato e così ho deciso di mettermi alla prova.
La lezione di danza classica è affascinante quanto dura. Non è cosa per femminucce, come stupidamente si dice, ma conserva una durezza nel mettere a dura prova il corpo e i suoi muscoli al fine di farti uscire dalla sala completamente MORTO.
Mi sentivo goffo, ma per niente ridicolo. Avevo bisogno di capire quali fossero i passi giusti per una pirouette, Jeté passé, cambré, Soutenu, demi-pliè e le posizioni dei piedi dalla prima alla sesta posizione. Insomma: un culo che non vi immaginate!
Scopro di avere una maggiore propensione per le pirouettes e nella capacità di apprendere molto velocemente. Iniziai con lo studiare la danza jazz per poi approdare al “anninovantissimo” funky. Ci ho fatto 3 anni con sacrificio e passione. Sentivo che la danza mi apparteneva appieno. Era una nuova sfida che stavo superando più di quanto credessi. Nei saggi di danza, davanti a tante persone nei teatri, la percezione che fossi un novellino era pressochè inesistente. I complimenti ricevuti mi facevano capire che qualcosa di buono la stavo facendo ma purtroppo, dentro di me, sapevo che avevo iniziato troppo tardi l’approccio alla danza. La pallavolo mi aveva stretto l’apertura delle gambe e la corrispettiva muscolatura che risultava particolarmente rigida proprio nell’internocoscia. Per fare una spaccata ho dovuto lavorare tantissimo ma mi rendevo conto che per ballare jazz, era necessario avere un’ottima preparazione nella danza classica ma non avevo nè tempo, nè denaro a sufficienza per permettermi un doppio corso di ballo.
Staccai con il jazz e il funky e mi cimentai nell’hip pop. Prima impressione? Fantastico! Lo sentivo già mio! Il primo approccio è stato un pò “traumatico” perchè l’hip pop è duro, incazzoso, rapido, scattante, è fatto di micromovimenti difficilissimi da capire subito. Sara, la mia bravissima insegnante di hip pop mi disse che le piaceva molto il modo in cui mi muovevo ma dovevo liberarmi dell’influenza funky poichè era poco funzionale all’hip pop. Con impegno e dedizione arrivai a ballare l’hip pop in maniera soddisfacente. Il complimento più grande che Sara potesse farmi è stato questo:
“Ragazzi, guardate Nico. Vedete, lui preferisce rinunciare alla “pulizia” del movimento sacrificandola al ballo. Nico non esegue. NICO BALLA e vedendolo, mi fa venire voglia di ballare“
La crisi del terzo anno ha colpito anche l’hip pop in contemporanea con la partenza di Sara per Milano. Nel frattempo al mio ritorno da Roma mi ritrovo invitato a tutte le feste estive organizzate nelle ville di amici e anche SCONOSCIUTI!!! In tutte queste feste, la musica da ballare era solo ed esclusivamente SALSA CUBANA!!! Insomma, tutti avevano fatto un corso e tutti ballavano gioiosamente. Io, speravo che mettessero qualcosa di hip pop ma non c’era verso…l’atmosfera a base di sangrilla, cuba libre, gin lemon e frutta per tutti i gusti, non prevedeva l’hip pop!! Insomma, ho passato l’intera estate a GUARDARE gli altri che ballavano mentre due miei amici ebbero la pazienza di insegnarmi il passo base e poi due figure di salsa: “enchufla doble e sombrero”
Da settembre mi sono iscritto al corso di salsa ed ora mi difendo bene anche nella salsa cubana! Resisterò altri 3 anni? E poi cos’altro c’è? Ci sto già pensando:
1) salsa portoricana
2) rumba
3) tango argentino
Ai posteri l’ardua sentenza. Scusate se ve lo chiedo ma, una persona che parla sempre di politica, se ogni tanto parla di danza risulta meno seria?
Nel frattempo, nel mio piccolo, mi scateno su She’s a maniac di Michael Sembello. Dove? Nella mia cameretta ovviamente!!!
Mentre nel nostro Paese il neo ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, parla dell’omosessualità come di una realtà che non rappresenta più un problema per la società, in molti ancora si domandano se sia «una cosa naturale». Una risposta viene dalla scienza, che chiama in causa madre natura e il fatto che l’accoppiamento omosessuale è comune in centinaia di specie animali.
1.500 SPECIE – Secondo quanto riferito dal professor Petter Böckman, dell’Università di Oslo, le specie in questione sono almeno 1.500, e includono orsi, gorilla, gufi e salmoni. Stando a quel che si osserva nel mondo animale, l’omosessualità sarebbe quindi naturale, predeterminata, scritta nei geni. Ma dato che l’amore gay non porta alla riproduzione, come mai il percorso evolutivo non ha via via portato all’eliminazione di questi comportamenti? Alcuni scienziati considerano che evidentemente gli animali, così come l’uomo, si accoppiano non solo per garantire la sopravvivenza della specie ma anche per puro piacere. Tuttavia – riferisce LiveScience – esistono anche teorie diverse a spiegazione dei comportamenti omosessuali in natura, come quella secondo la quale servirebbero come allenamento ai rapporti eterosessuali o, ancora, quella che vede nell’amore gay un modo per rafforzare i legami tra i membri della specie.
LA PAURA È UMANA – Comunque sia, a quanto pare l’unica specie in cui coesistono omosessualità e omofobia è quella umana. Quando riguarda gli umani, infatti, tale diversità è spesso considerata una minaccia, una cosa innaturale. Una cosa innaturale che però è stata documentata anche nelle scimmie bonobo – i nostri più vicini parenti – che non disdegnano i piaceri del sesso, si accoppiano di frequente (al punto che sono solite risolvere i conflitti proprio facendo l’amore) e sono notoriamente bisessuali. E tolleranti.
Alessandra Carboni – Corriere della Sera