I’M A MANIAC

La mia passione per la danza è nata vedendo questo film (Flashdance) ed ascoltando soprattutto “She’s a Maniac” di Michael Sembello. Erano i bellissimi anni 80, anni di sogni, speranze, di esplosioni e trasgressioni. Anni in cui dalle nostre parti vigeva il pregiudizio che la danza fosse soltanto qualcosa per “femminucce” e dove i maschietti che decidevano di cimentarsi nella difficile disciplina, dovevano subire l’appellativo di “finocchio”. Non ebbi il coraggio di dire alla mia famiglia che avevo voglia di ballare. Tralasciavo questa mia indole a qualche isolato balletto nella mia cameretta sulle canzoni più in voga del momento. Intanto m’iscrissi ai pulcini della scuola di calcetto. Ci giocavano tutti i miei amici di classe e a me piaceva giocare con loro. Avevo la maglia numero 14, giocavo come difensore nel Mola. All’epoca ricordo che come allenatore avevo Mister Fontana (padre di Vincenzo) e come vice allenatori avevo Vito Passeri e il bravissimo Nicola Pellegrini (il cui figlio Antonio giocava assieme a me nel ruolo di attaccante).

Il calcio mi piaceva sempre di più, ma detestavo il ruolo di difensore. Non era adatto a me. Avevo voglia di correre, scartare l’avversario e tirare con tutta la mia forza quel pallone dentro la porta avversaria. Cazzo, quanto scarica un bel tiro in porta!

Passa un bel pò di tempo. La danza sembra quasi essere scomparsa dai miei pensieri. Mi stavo convincendo persino io che non era cosa per maschietti. Mi iscrissi a pallavolo. Era l’anno in cui la nazionale italiana di pallavolo vinceva il mondiale assieme ai famosissimi Giani, Zorzi, Tofoli ecc…Avevo 12 anni, il Mola proliferava di ragazzini vogliosi di sport. Nessuno di noi aveva un ruolo predefinito nella squadra. Mister Gammino ci valutava attentamente e sceglieva con accuratezza le singole inclinazioni. I più alti finivano nel ruolo di “centrale” adatto maggiormente alla loro statura fisica mentre gli altri si dividevano a rotazione il resto dei ruoli. Un giorno il Mister ci riunì tutti e disse:” Ragazzi, qui abbiamo bisogno di volontari che si prendano la responsabilità di ricoprire il ruolo di PALLEGGIATORI. Se non ci sono questi presupposti, possiamo dire di non avere una squadra e possiamo tornarcene tutti a casa.

No! (pensai), io voglio giocare! Mi feci avanti come un deficiente. (assieme a me si fecero avanti altri due ragazzi). Da quel giorno, il ruolo di palleggiatore mi si cucì addosso assieme al mio numero 6 dietro la maglietta. Ma io non volevo palleggiare, volevo schiacciare perchè sapevo farlo, perchè sapevo saltare… A scuola facevo brillantemente lo schiacciatore, la mia classe arrivava sempre in finale, mentre nel Mola dovevo palleggiare per forza. Mi impegnai sonoramente nell’allenamento sulle gambe per avere sempre più elevazione e così, a volte, riuscivo ad entrare come schiacciatore dell’ala sinistra o come opposto al palleggiatore (ruolo che consente comunque di schiacciare quando il palleggiatore è in seconda linea e deve penetrare al centro quando deve alzare la palla). La pallavolo mi ha lasciato dei ricordi bellissimi, è stata un’esperienza formativa utilissima, mi ha insegnato la corettezza, lo spirito di sacrificio, la collaborazione tra gli amici e tra le persone in generale al fine di perseguire il medesimo obiettivo.

La decisione di abbandonare la pallavolo è avvenuta dopo i 18 anni quando entrai in piena polemica con un allenatore che preferiva persone più alte di me (perchè la pallavolo non è fatta per i tappi, diceva lui). Mise al mio posto di titolare un nuovo ragazzo, che aveva un bel tocco di palleggio ma era molto impreciso. I miei amici con i quali avevo trascorso 6 anni di campionato, si erano abituati alle mie “alzate” e iniziavano a sentirsi insicuri nello schiacciare le palle. Le partite iniziavano sempre molto male ed io dovevo sempre entrare al terzo set, in extremis, quando ormai mi ero raffreddato, a cercare di salvare la situazione. A volte mi riusciva, altre volte sinceramente no. Mi sentivo una ruota di scorta, il jolly da giocare come ultima chance. Soffrivo molto non tanto per narcisismo personale ma perchè volevo giocare, perchè 6 anni di sacrifici e duri allenamenti mi avevano dato tanto, quello che mi bastava per superare l’ostacolo dell’altezza.

Nel frattempo, a scuola, come ogni anno verso Natale, si organizzava uno spettacolo con commedie e coreografie. Decisi di partecipare non solo come attore ma anche come ballerino. Quell’anno venne coinvolto un insegnante di danza con lo scopo di coordinarci e di creare una coreografia alternativa agli anni precedenti dove a farla da padrona non era la danza ma, LO STEP (il Convento passava quello).

Assieme a me, ballava il mitico Alessio Attanasio (che ora danza nell’accademia di danza a Milano e va in giro per l’Europa con la sua compagnia) attraverso il quale ho iniziato le prime lezioni di danza. Dicevano che fossi molto portato e così ho deciso di mettermi alla prova.

La lezione di danza classica è affascinante quanto dura. Non è cosa per femminucce, come stupidamente si dice, ma conserva una durezza nel mettere a dura prova il corpo e i suoi muscoli al fine di farti uscire dalla sala completamente MORTO. :)

Mi sentivo goffo, ma per niente ridicolo. Avevo bisogno di capire quali fossero i passi giusti per una pirouette, Jeté passé, cambré, Soutenu, demi-pliè e le posizioni dei piedi dalla prima alla sesta posizione. Insomma: un culo che non vi immaginate!

Scopro di avere una maggiore propensione per le pirouettes e nella capacità di apprendere molto velocemente. Iniziai con lo studiare la danza jazz per poi approdare al “anninovantissimo” funky. Ci ho fatto 3 anni con sacrificio e passione. Sentivo che la danza mi apparteneva appieno. Era una nuova sfida che stavo superando più di quanto credessi. Nei saggi di danza, davanti a tante persone nei teatri, la percezione che fossi un novellino era pressochè inesistente. I complimenti ricevuti mi facevano capire che qualcosa di buono la stavo facendo ma purtroppo, dentro di me, sapevo che avevo iniziato troppo tardi l’approccio alla danza. La pallavolo mi aveva stretto l’apertura delle gambe e la corrispettiva muscolatura che risultava particolarmente rigida proprio nell’internocoscia. Per fare una spaccata ho dovuto lavorare tantissimo ma mi rendevo conto che per ballare jazz, era necessario avere un’ottima preparazione nella danza classica ma non avevo nè tempo, nè denaro a sufficienza per permettermi un doppio corso di ballo.

Staccai con il jazz e il funky e mi cimentai nell’hip pop. Prima impressione? Fantastico! Lo sentivo già mio! Il primo approccio è stato un pò “traumatico” perchè l’hip pop è duro, incazzoso, rapido, scattante, è fatto di micromovimenti difficilissimi da capire subito. Sara, la mia bravissima insegnante di hip pop mi disse che le piaceva molto il modo in cui mi muovevo ma dovevo liberarmi dell’influenza funky poichè era poco funzionale all’hip pop. Con impegno e dedizione arrivai a ballare l’hip pop in maniera soddisfacente. Il complimento più grande che Sara potesse farmi è stato questo:

Ragazzi, guardate Nico. Vedete, lui preferisce rinunciare alla “pulizia” del movimento sacrificandola al ballo. Nico non esegue. NICO BALLA e vedendolo, mi fa venire voglia di ballare

La crisi del terzo anno ha colpito anche l’hip pop in contemporanea con la partenza di Sara per Milano. Nel frattempo al mio ritorno da Roma mi ritrovo invitato a tutte le feste estive organizzate nelle ville di amici e anche SCONOSCIUTI!!! In tutte queste feste, la musica da ballare era solo ed esclusivamente SALSA CUBANA!!! Insomma, tutti avevano fatto un corso e tutti ballavano gioiosamente. Io, speravo che mettessero qualcosa di hip pop ma non c’era verso…l’atmosfera a base di sangrilla, cuba libre, gin lemon e frutta per tutti i gusti, non prevedeva l’hip pop!! Insomma, ho passato l’intera estate a GUARDARE gli altri che ballavano mentre due miei amici ebbero la pazienza di insegnarmi il passo base e poi due figure di salsa: “enchufla doble e sombrero”

Da settembre mi sono iscritto al corso di salsa ed ora mi difendo bene anche nella salsa cubana! Resisterò altri 3 anni? E poi cos’altro c’è? Ci sto già pensando:

1) salsa portoricana

2) rumba

3) tango argentino

Ai posteri l’ardua sentenza. Scusate se ve lo chiedo ma, una persona che parla sempre di politica, se ogni tanto parla di danza risulta meno seria? :)

Nel frattempo, nel mio piccolo, mi scateno su She’s a maniac di Michael Sembello. Dove? Nella mia cameretta ovviamente!!! :)

10 Responses

  1. Nico…complimenti!!!
    sinceramente mi sono appassionata nel leggere il tutto.questa è la più bella dimostrazione della tua tenacia(pregio che nn tutti possiedono)…pertanto continua così perchè sei splendido.bacio

  2. alzare a me piaceva da matti, è un ruolo importante e -a suo modo- sa appassionare, aldilà dell’adrenalina che può regalare lo schiacciare.
    Per quanto riguarda il ballo, io t’ho visto un po’ in tutte le salse (è il caso di dirlo) e sei bravo e bello. Mi tocca ammetterlo :*

  3. Per rispondere alla tua domanda: “Ma ben venga il Nico che oltre a parlare di politica (facendolo discretamente),apre ad argomenti di altro genere! Se ben ricordi è una cosa che almeno un paio di volte ti ho rimproverato”. P.S. Infine,ho deciso di ascoltare il tuo consiglio,che si univa a quello di moltri altri (incluso il mio boy), ed ho fatto “il melone” :-)

  4. a me nn piace ballare…. forse nn ne sarei capace(anche se bisogna provare per scoprirlo, visto che ho un ottimo orecchio musicale), ma nn mi interessa……
    è chiaro che però il tuo concetto lo sposo in pieno, perchè vale per tutti i campi!

  5. @ Lella: sei un tesoro :*

    @ Annì: è vero, solo più tardi ho scoperto quanto il ruolo di palleggiatore sia il più importante perchè è lui il REGISTA delle azioni in campo. E” lui che decide chi far attaccare, come e quando. :) In merito al resto…ti riempirei di baci. :*******

    @ Fabio: è vero, ho ascoltato il tuo “rimprovero” ed eccoti puntuale a commentare! Quanto al “melone”…come ti sta?

    @ Mancio: Tutti sappiamo ballare…delle volte abbiamo vergogna a lasciarci andare completamente. Ballare è espressione di libertà, lascia che la musica entri nei tuoi muscoli ed inizi a muoverli…vedrai, sarà bellissimo lasciarti andare! Provaci! ;)

  6. Il mio melone? Nico,non mi sta affatto male,anzi! L’avessi fatto prima!

  7. beh…voglio vederlo!

  8. Senz’altro non mancherà occasione! Su msn nell’immediato futuro,di persona,…….uhmm vediamo,…..ora sono al guinzaglio (ma mi sta bene cosi) :-)

  9. verovero.. ricordo che anni fa, venni a mola per vedere uno spettacolo in cui c’eri anche tu (ballavi hip-hop) e ..sei veramente molto bravo!!!
    un abbraccio, cri :)

  10. è vero Cri!! quell’anno c’eri anche tu! Se solo ricordo la “figù d m****” che ci fecero fare quelli della Chiesa Maddalena quando ci chiesero di togliere la musica perchè stava per iniziare la messa a Santa Rita. :D

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