SCALZO

scalzi

Adoro camminare scalzo per casa durante le giornate d’estate. Lo adoro soprattutto se evito di pensare alle urla di mamma che giustamente mi maledice per il fatto che lava continuamente per terra e miei piedi lasciano egocentricamente una traccia del loro passaggio, strati di DNA che riconducono fedelmente a quel paio di piedi appartenenti solo alla mia persona. A Nico.

Vagare per casa con una bottiglia d’acqua da 2 litri in mano mentre mi faccio beffe della pubblicità della Estathè e di quella troietta in calore che sospira: “Antò fa caldo…” mentre non sa che Antonio vorrebbe darle tutto fuorchè una lattina di thè e che quel “tutto” non è certo refrigerante….(ma se Antonio è bono, chi se ne frega del bagno di sudore!).

Io, a dispetto della furbona, soffro il caldo in religioso silenzio , mi lascio scivolare gocce d’acqua sul petto mentre avidamente tengo stretto alla mia bocca questo bottiglione d’acqua. Il contatto dell’acqua mi rimanda ad un bel bagno in mare quando non mi è possibile andarci a causa dei tempi contati, e mentre la bottiglia è fissa sulle mie labbra, dalla base del mio corpo, dai miei piedi, parte un senso di libertà paritetico alla sensazione di dormire nudi nel proprio letto o di essere a contatto con un altro corpo nudo, traspirante ormoni e vitalità. Respiro intenso, all’unisono, di cellule appartenenti a corpi diversi ma desiderosi di unirsi, di non consentire solo alle labbra di legarsi appassionatamente con un bacio. (Par condicio)

E’ libertà anche questa, la libertà di spogliarsi delle proprie scarpe, dei propri sandali, e di qualche stupida convenzione sociale. E’ libertà sentire che sotto di te c’è una porzione fresca di terraferma che bacia i tuoi piedi e che ringrazia per aver eliminato quel muro di scarpe che ne impediva il dialogo.

Certo, camminare scalzi sull’asfalto, o sulla sabbia bollente è tutt’altra cosa…ma un pavimento fresco, in una tipica sera d’estate, in una casa deserta, luci soffuse e strategiche di un abat-jour, vento caldo che penetra le finestre ed invade ogni angolo dell’appartamento, rumore dell’acqua che scroscia dal rubinetto della doccia, musica ambient, “Cafè del mar” e sono subito vostro/tuo/loro/di chi vuole/di chi voglio.

Mi tengo stretta questa libertà, perlomeno fino a quando posso permettermela.

Fino a quando arriverà il giorno in cui il pavimento sarà lavato dal sottoscritto.

3 Risposte

  1. bèh… a quel punto se le premesse sono quelle….
    te lo lavi volentieri….
    ma a parte questo
    gran bel post :)

  2. ehehe :) dici?

    Grazie mariù :***

  3. Mi associo per il bel post,l’eta’ per lavare i pavimenti ce l’avrai di sicuro,allora che aspetti? Su al lavoro, l’estate e quasi finita,aiutiamo le mamme….non sai quanto hanno ragione!

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